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13 Settembre 2026

L’Arcivescovo Giampaolo Dianin accolto a Grado

Una Basilica patriarcale di Sant’Eufemia gremita ha accolto domenica mattina mons. Giampaolo Dianin, Arcivescovo di Gorizia, nella sua prima visita ufficiale alla Comunità di Grado.

Ad attenderlo, all’esterno della Basilica, il Sindaco Giuseppe Corbatto, che a nome della città ha rivolto il benvenuto al nuovo Pastore. Nel suo intervento ha richiamato l’identità di una comunità legata al mare, alla laguna e alle sue tradizioni, rinnovando la disponibilità dell’Amministrazione comunale a collaborare con la Comunità cristiana per il bene di Grado: nell’educazione dei giovani, nella vita dell’oratorio, nella pastorale del turismo, nella tutela del patrimonio storico-religioso e nell’attenzione alle fragilità.

Entrato in Basilica, l’Arcivescovo si è fermato in preghiera davanti all’insigne reliquia della Santa Croce, esposta in questi giorni alla venerazione dei fedeli. È quindi iniziata la Santa Messa, concelebrata dal parroco mons. Paolo Nutarelli, da mons. Mauro Belletti e dagli altri sacerdoti presenti. La liturgia, solenne ma semplice e raccolta, è stata accompagnata dalla Corale orchestrale “Santa Cecilia”, diretta da Anello Boemo, con Massimo Mauro all’organo.

Nel saluto iniziale, mons. Dianin si è rivolto con cordialità ai sacerdoti, al coro e all’intera Comunità, ricordando la sua familiarità con il paesaggio della laguna e del mare. Ha affidato al Signore la vita della città, le sue famiglie, le sue radici cristiane e il cammino civile e pastorale di Grado.

Nell’omelia l’Arcivescovo ha posto al centro la parola del Vangelo sul perdono. Ha ricordato che la vita di ciascuno porta ferite, fratture e rapporti che talvolta rimangono bloccati per antichi torti o incomprensioni. Alla domanda di Pietro — “fino a sette volte?” — Gesù risponde con la misura senza calcolo dei “settanta volte sette”.

Mons. Dianin ha invitato a guardare anzitutto alla misericordia di Dio: tutti siamo peccatori perdonati. Da questa memoria può nascere la forza di perdonare, non per negare il male o giustificare l’ingiustizia, ma per riconoscere che ogni persona è più grande del male compiuto e per spezzare la catena della vendetta. Un messaggio necessario per le famiglie, per la vita sociale e anche per un mondo segnato da guerre e divisioni.

Al termine della celebrazione, il parroco ha espresso a mons. Dianin la gratitudine della Comunità per la sua presenza. Ha ricordato che, dopo l’incontro con i ragazzi di Grado al campo estivo di Fusine, l’Arcivescovo è venuto ora a incontrare l’intera Comunità nella sua dimensione lagunare: «monti e mare», quasi ad abbracciare simbolicamente tutta la nostra terra.

Don Paolo ha inoltre richiamato l’unicità di Grado, custode dell’eredità di due antichi Patriarcati, Aquileia e Grado. Proprio la reliquia della Santa Croce richiama un passaggio significativo della storia cittadina: secondo l’antica tradizione, l’imperatore Eraclio la donò al patriarca Primigenio, riconoscendo il valore della sede patriarcale gradese. Una grande ricchezza spirituale e storica, da vivere come responsabilità nel presente.

La Comunità ha quindi consegnato all’Arcivescovo come dono l’immagine della Madonna degli Angeli: "ogni anno la portiamo solennemente lungo le vie della nostra città e attraverso i canali della nostra laguna. La custodisca come segno dell’affetto della Comunità di Grado e sia Maria a proteggerla e ad accompagnarla nel suo ministero episcopale in mezzo a noi."

Sulle note della tradizionale Madonnina del Mare, mons. Dianin ha salutato con il sorriso le numerose persone presenti.

La visita è proseguita con l’agape fraterna nel giardino della Scuola dell’Infanzia, resa possibile dalla collaborazione di tanti volontari.

È stata una giornata di Fede, di incontro e di gioia, nella quale Grado ha rinnovato il suo benvenuto all’Arcivescovo Giampaolo Dianin, impegnandosi ad accompagnarlo con la preghiera e a camminare con lui.

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