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26 Giugno 2026

“La ferita, la letizia”: Davide Rondoni alla Festa di Avvenire a Grado

Una piazza gremita davanti alla Basilica di Sant’Eufemia ha accolto la quinta edizione della Festa di Avvenire a Grado, appuntamento che ormai è entrato stabilmente nel calendario estivo della città.

Ad aprire la serata sono stati Mauro Ungaro, il sindaco Giuseppe Corbatto e il direttore di Avvenire Marco Girardo.

Il sindaco ha sottolineato come la Festa di Avvenire sia diventata ormai un appuntamento istituzionale dell’estate gradese, un’occasione nella quale la città si ritrova attorno ad un dialogo che intreccia cultura e fede, due dimensioni che da sempre appartengono alla storia e all’identità di Grado.

Marco Girardo ha ricordato invece il significato della presenza del quotidiano della Conferenza Episcopale Italiana sul territorio: esserci con uno stile, lo stile di un giornale che vuole accompagnare la realtà con ascolto, profondità e speranza, offrendo uno sguardo capace di leggere il presente.

Mauro Ungaro ha infine espresso un sentito ringraziamento alla Parrocchia di Sant’Eufemia e a don Paolo, riconoscendo la caparbietà con cui negli anni è stata voluta e fatta crescere questa iniziativa, divenuta oggi un punto di riferimento dell’estate culturale e spirituale gradese.

Ospite della serata è stato il poeta e scrittore Davide Rondoni, intervistato da Angela Calvini, in un dialogo intenso dedicato a San Francesco, nell’anno che ricorda gli ottocento anni della sua morte.

Più che una conferenza, è stato un viaggio dentro l’uomo Francesco e, attraverso di lui, dentro il cuore dell’uomo di oggi.

Rondoni ha offerto immagini e parole che rimangono impresse. Ha ricordato come la “perfetta letizia” non significhi ingenuità o assenza di dolore, ma fertilità: anche le ferite possono diventare terreno fecondo, se sappiamo usare “il concime giusto”. La vita non elimina il dolore, ma può trasformarlo.

Ha poi sottolineato una distinzione tanto semplice quanto decisiva: «Francesco è estremo, non estremista.» Vive il Vangelo fino in fondo, senza trasformarlo in ideologia. La radicalità dell’amore non genera chiusura, ma libertà.

Secondo Rondoni, Francesco ci regala ancora oggi le parole giuste per stare al mondo, perché prima di tutto è un uomo commosso da Cristo. Non un eroe costruito da se stesso, ma un uomo raggiunto da un incontro che gli cambia la vita.

Con grande umiltà il poeta ha aggiunto una definizione di sé che ha colpito molti presenti: «Sono un povero Cristo salvato.» Una frase che richiama il cuore della fede cristiana: nessuno si salva da solo.

Tra i passaggi più intensi anche la riflessione sul perdono. La qualità della natura umana si misura nella capacità di perdonare, ma il perdono non può essere imposto: nasce dalla libertà e dall’amore. Per questo il Vangelo continua a provocare ogni uomo con un invito tanto esigente quanto liberante: perdonare sempre.

Una serata di cultura, fede e umanità, nella quale la parola poetica si è intrecciata con il Vangelo, ricordando che San Francesco continua ancora oggi ad indicare una strada capace di parlare al cuore dell’uomo contemporaneo.

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